A.C. 2753-A
Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, Sottosegretaria Siracusano, rappresentante del Governo, intervengo in questa sede per manifestare, anche in Aula, tutto il dispiacere del gruppo del Partito Democratico per come si sono conclusi i lavori in Commissione, per le difficoltà che ci sono state. Purtroppo, non è stato possibile completare l'esame nel merito di tante questioni che sono rimaste aperte e devo riconoscere la correttezza del Presidente Mangialavori che ha, diciamo, almeno onorato quello che era l'impegno che era stato preso in Capigruppo per la conclusione della discussione nei tempi dati. Anche se, purtroppo, per i tempi anche, diciamo, il Governo, nonostante l'impegno della Sottosegretaria Siracusano che è stata sempre presente - e lo riconosciamo e lo apprezziamo - ha presentato, diciamo, alcune riformulazioni e non altre a causa e, di fatto, queste difficoltà interne alla maggioranza che si sono, poi, scaricate su quelle che erano le risposte che avremmo potuto e dovuto dare ai cittadini su tanti temi che restano aperti. Restano aperti in questa discussione in Aula e non potranno essere risolti in questo provvedimento perché, a breve, verrà chiamata la fiducia. Potremo confrontarci sugli ordini del giorno, quella forse può essere un'occasione per cercare di dare degli elementi di indirizzo su altri provvedimenti, però, questa porta, quella del Milleproroghe, si chiude, si chiude lasciando molte questioni aperte sul campo.
Noi, per rispondere anche alle critiche, vogliamo entrare nel merito di alcune questioni: innanzitutto, sulla questione dei divari territoriali. Questo provvedimento conferma questo esecutivo come il Governo più antimeridionalista della storia della Repubblica. Prosegue, infatti, sulla strada della differenziazione dell'autonomia differenziata con la definizione dei LEP voluta dal Ministro Calderoli all'indomani della scellerata decisione di approvare gli schemi di intesa con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Si delinea così una vera e propria secessione delle regioni più forti del Nord, mentre il Mezzogiorno e le aree interne vengono ulteriormente penalizzate. Lo dimostra anche il pasticcio della decontribuzione destinata alle aree ZES e alle assunzioni di giovani e donne, uno strumento fondamentale per lo sviluppo del Sud. Prima viene inserita nella bozza, poi eliminata nel testo approvato dal Consiglio dei ministri. La misura è stata infine reinserita grazie alla riformulazione di un emendamento del PD, ma con durata e percentuale di esonero ridotto.
Sulle aree interne e montane si sfiora il paradosso. Mercoledì il Governo ha deciso di declassificare 700 comuni che non saranno più considerati montani. Si tratta dell'ennesimo colpo inferto a quei territori con conseguenze immediate e concrete. In primo luogo, il rischio di chiusura delle scuole che non potranno più usufruire delle deroghe necessarie per la formazione delle classi degli istituti. È una scelta inaccettabile. Queste zone del Paese non sono marginali, ma vengono sistematicamente marginalizzate e avrebbero invece bisogno di sostegno e non di abbandono. Come Partito Democratico, da sempre attento alle esigenze degli enti locali, rivendichiamo i risultati ottenuti con l'emendamento che proroga gli incentivi alle fusioni tra i comuni, pur ritenendo che tale misura avrebbe dovuto essere resa strutturale e permanente.
Alcune delle scelte, che sono state operate nel confronto, lasciano sul campo e accantonano, come sono stati accantonati oltre 100 emendamenti che non abbiamo potuto discutere, questioni che però sono centrali e vitali nel Paese e che meritavano una risposta con maggiore attenzione da parte del Governo. Parto da un tema su cui non c'è stato nemmeno l'accantonamento, ma c'è stato proprio il voto contrario da parte della maggioranza, da parte delle forze che sostengono il Governo Meloni. Ecco, noi avevamo chiesto, con grande attenzione, di prorogare quella che era la sospensione delle norme “taglia idonei” che erano state previste dallo stesso Governo e che lo stesso Governo aveva sospeso, perché stabilire, prima di sapere quante persone serviranno alle amministrazioni, un limite massimo del 20 per cento di scorrimento delle graduatorie degli idonei significa negarsi la possibilità di avere energie immediatamente disponibili, punire i sacrifici delle persone che hanno studiato, si sono preparate e hanno superato le prove concorsuali e decidere a prescindere che quelle persone, oltre una certa percentuale, non serviranno più, quando, invece, servono per la “fame di personale” che abbiamo e sono indispensabili per le esigenze di rinnovamento e rafforzamento della Pubblica amministrazione.
Ecco, noi vi avevamo chiesto di prorogare questa sospensione, perché il numero di persone che sarebbero state necessarie si sarebbe visto nella durata della validità delle graduatorie; così come voi non avete dato la disponibilità a una proroga delle graduatorie che è indispensabile in determinati settori. Abbiamo sentito alcuni esempi. C'è il tema della giustizia, abbiamo il tema degli Uffici del processo, abbiamo temi della scuola, abbiamo il tema delle Forze dell'ordine. Ecco, in tutti questi settori, si poteva agire con maggiore decisione per cercare di costruire uno schema normativo che consentisse a tutte le energie immediatamente disponibili e necessarie di essere chiamate poi a garantire servizi migliori ai cittadini. Noi pensiamo che questa occasione sia un'occasione persa e pensiamo che sia un errore. Continueremo nei prossimi provvedimenti, perché una cosa dobbiamo dirla qui in quest'Aula. Alla fine, il Milleproroghe consente di affrontare tante discussioni insieme, ma non c'è nessuna regola che dice che le proroghe debbano essere inserite esclusivamente nel Milleproroghe. Ci sono tanti veicoli e strumenti normativi per affrontare queste questioni.
Quindi, noi perdiamo oggi un'occasione, ma lo spazio di confronto rimane aperto se si decide di voler intervenire per dare la risposta che fino a oggi è mancata. Nessuno si nasconda dietro il dito del Milleproroghe per dire che il Governo non ha altri strumenti per poter dare questa risposta, se c'è la volontà politica di rendere coerente ciò che si vota in Commissione e ciò che si vota in quest'Aula con ciò che si dice nel Paese.
Qui arriviamo a uno dei paradossi più evidenti. Noi lo abbiamo denunciato con grande forza in Commissione. Io voglio ringraziare la Sottosegretaria Siracusano, se avrà l'attenzione di ascoltare questo passaggio. Ringrazio il Ministro Ciriani per averci raggiunto, può essere anche utile che, anche nel suo ruolo, possa ascoltare quello che stiamo rivolgendo al Governo. Noi abbiamo provato, ma c'è stato un doppio accantonamento che dimostra comunque un'attenzione del Governo su questo tema. Però, a questo punto, noi vorremmo che l'attenzione poi si traducesse nella concretezza dell'azione, perché sennò rischia poi di rimanere un tema che non si sviluppa nella realtà. Mi riferisco alla gravissima situazione legata al contributo che la manovra ha introdotto sui pacchi, provenienti dall'extra UE, di valore fino a 150 euro (un contributo nazionale di 2 euro). Perché è ormai dimostrato, conclamato dal calo che abbiamo avuto di quasi il 50 per cento a Malpensa, ma non solo (in diversi scali nazionali), per il fatto che prevedere questo contributo in Italia e non a livello europeo, come si sta lavorando legittimamente per fare… Perché, vedete, il tema delle barriere tariffarie e delle riforme delle dogane è un grande tema europeo e si può decidere a livello comunitario di procedere nella direzione di dazi o di interventi che in qualche modo orientino i flussi - ma a livello comunitario. Se lo fa solo l'Italia, o l'Italia e la Romania, o l'Italia, la Romania e la Francia, di fatto si sta creando una deviazione di determinati flussi verso i Paesi che non introducono questo contributo. E l'effetto qual è? È che noi non solo non otteniamo le risorse che erano state previste nella manovra - i 125 milioni che erano stati considerati il possibile beneficio per le casse dello Stato di questo provvedimento -, ma, da un lato perdiamo anche quelli che sono i flussi e quindi le entrate doganali legate all'arrivo di questi flussi in Italia, che si stanno già delocalizzando in maniera importante verso altri Paesi europei, e dall'altro diamo anche un colpo fortissimo, denunciato dal primo momento dal circolo trasporto merci del Partito Democratico, che ha organizzato anche una manifestazione qui di fronte alla Camera in occasione dei nostri lavori, ma anche da tutte le imprese del settore e da tutte le forze sociali ed economiche, alla filiera della logistica dell'autotrasporto nazionale. Perché, nel momento in cui vengono scaricati in Germania e non in Italia i pacchi che devono arrivare qui, è chiaro che poi sia più difficile che sia il nostro autotrasporto a consegnarli a casa. È più facile l'eventualità che noi stiamo creando dei danni economici e occupazionali.
Ora, io vedo il Ministro Ciriani prendere appunti. Io mi auguro con tutto il cuore che si stia appuntando queste cifre e stia considerando necessario che quello che sta dicendo in occasioni pubbliche il Ministro Giorgetti e quello che, rispondendo durante un question time, ha detto il Sottosegretario Freni, cioè il fatto che si intende correggere questa norma, mentre non si è fatta nemmeno la votazione dell'emendamento al Milleproroghe che noi avevamo presentato, a prima firma della collega Roggiani, per chiedere semplicemente di sospendere gli effetti fino all'entrata in vigore della norma europea, per darvi più tempo di dare un segnale chiaro… Noi ci fermiamo su questa direzione scellerata e riteniamo necessario lavorare invece per trovare le coperture necessarie per cancellare questa norma sbagliata. Ecco, questo, in assenza di questo segnale chiaro, è però indispensabile che il Governo non lo dica semplicemente nelle dichiarazioni negli articoli di giornali, ma metta nero su bianco una norma.
Ora, nei lavori di Commissione c'è stata un'apertura della maggioranza a sostenere unitariamente un ordine del giorno. So che anche altre forze politiche stanno presentando ordini del giorno, ci saranno diversi ordini del giorno. Noi siamo disponibili, vorremmo la firma di tutti i gruppi sui nostri e siamo disponibili a firmare tutti quelli degli altri gruppi. Vorremmo che su questo ci fosse un pronunciamento unanime del Parlamento, è questo che abbiamo sollecitato. Vorremmo però che questa azione, questa tassa sui pacchi contro la logistica italiana, questo autodazio che ci stiamo dando da soli e che sta danneggiando le casse del nostro Paese venga corretto immediatamente. Avevamo chiesto un impegno al Governo di dare una data certa: segnaliamo che dal 1° marzo si cominceranno a pagare queste tasse e quindi il rischio vero è che certi cambiamenti diventeranno irreversibili. Noi stiamo assistendo a un calo legato a una previsione di danno, ma quando questo danno arriverà e sarà considerata riallineata tutta la catena del valore, a quel punto probabilmente, anche quando lo toglierete, non riuscirete a riportare qui il traffico.
E se ce lo dice il Financial Times, ce lo dice l'avanguardia, ce lo dice la stampa internazionale… Tutto il mondo sta parlando di come stiamo sbagliando impostazione. Perché la soluzione su questo, ma anche su tanti altri temi, non è una soluzione nazionale, deve essere una soluzione europea. Ecco, se noi non alziamo il livello della discussione in un'ottica, in un orizzonte, in una dimensione europea, noi non riusciremo mai a svolgere una funzione utile. Rischiamo invece di danneggiare i soggetti del nostro Paese.
Ora, è chiaro che di fronte a una questione come questa… Poi potremmo parlare di tante altre promesse tradite, sulle questioni delle polizze catastrofali e su altre questioni. Ci siamo confrontati aspramente sul tema della sospensione dei tributi e ci sono tante questioni che rimangono aperte o che si sono affrontate e che non hanno visto soluzione.
Su questo tema, però, specifico io chiedo veramente una riflessione al Governo e un'assunzione di responsabilità. Noi comunque avremo l'occasione lunedì, con gli ordini del giorno, almeno di dare dei segnali ulteriori di orizzonte parlamentare. È fondamentale che si prenda un impegno e che si dia questo segnale. Poi bisognerebbe fare tante altre cose che servono, diciamo, per ottimizzare il nostro sistema, per renderlo più competitivo, ma almeno su questo sarebbe fondamentale dare un segnale. Quindi noi chiediamo veramente al Governo, rinnoviamo il nostro appello a portare nel lavoro del Governo, nel lavoro parlamentare la stessa nettezza delle dichiarazioni che stiamo sentendo su La Stampa o che stiamo leggendo sui giornali, perché è un paradosso: abbiamo visto sui titoli dei giornali che questa tassa è stata sospesa e invece nel Milleproroghe avete, diciamo, non garantito la copertura necessaria a realizzare questa sospensione e ancora noi non sappiamo in quale provvedimento voi interverrete per fare queste cancellazioni.
Un ultimo appello che voglio rivolgere, per una questione che tocca sicuramente la mia città, Roma Capitale - ma non solo, tocca molte città italiane - riguarda una particolare dimensione dell'impegno nei servizi educativi e scolastici, che è quella legata al personale, alle competenze e alle esperienze delle donne e degli uomini che lavorano negli asili nido. Ecco, da questo punto di vista noi abbiamo un'esigenza fondamentale, che deve essere assolutamente trovare una risposta da parte dell'azione del Governo perché, vedete, noi abbiamo delle graduatorie che sono fatte, per quanto riguarda il personale dei nidi, di donne e uomini che già lavorano nei nostri asili nido. Sono lavoratrici e lavoratori precari che hanno grandissima qualità, esperienza, competenza, che potrebbero e devono assolutamente avere anche quella garanzia di stabilizzazione che gli può consentire di essere nella loro vita in grado, poi, di avere quelle certezze che fino a oggi sono mancate. Penso a Roma Capitale, ma non solo, tante amministrazioni stanno facendo grandissimi sforzi per garantire queste assunzioni e lo fanno progressivamente, anno dopo anno, assumendo quante più persone possibili ogni anno. Ora, però, qual è il problema? Se noi come livello nazionale - questo è un tema che non può essere risolto dai singoli enti locali, dal singolo comune, nemmeno da Roma Capitale - se noi a livello nazionale non prevediamo, il Governo non prevede una proroga che vada oltre l'orizzonte del 2027 della validità delle graduatorie dei nidi e non lo fa per tempo, i comuni, per garantire la copertura dell'anno che verrà, dell'anno scolastico che verrà, saranno costretti - perché non hanno più una graduatoria che gli può consentire di coprire quello che sarà il ricambio necessario alla fine dell'anno - a realizzare una nuova graduatoria, che rischia di tagliare fuori tutte le lavoratrici precarie e i lavoratori precari che già lavorano nei nostri nidi.
Quindi il tema della proroga delle graduatorie dei nidi, a livello nazionale - che non è stato diciamo toccato in questo intervento, ma noi chiediamo con forza che venga toccato - è indispensabile, a meno che il Governo non abbia intenzione di chiudere la porta in faccia a tutte quelle lavoratrici e lavoratori che già lavorano nei nostri nidi, che si troverebbero impossibilitati a essere assunti anche laddove gli enti locali facessero grandissimi sacrifici per poterli assumere. Dato che, a livello territoriale, anche le forze di maggioranza sanno giustamente che su questi temi sarebbe importante non dividersi, ma essere uniti, perorando l'assunzione di queste persone e dato che, però, gli enti locali ci dicono che per poterlo fare e programmare hanno bisogno di questa proroga e dato che lo stesso Ministro Zangrillo - che sappiamo non essere, diciamo, un grande fan delle proroghe - in passato ha garantito proroghe proprio per andare in questa direzione, se però adesso noi siamo arrivati a febbraio e dobbiamo avere una proroga che consenta di programmare anche il prossimo anno scolastico, è indispensabile che il Governo assuma questo impegno. Poi, non si è fatto nel Milleproroghe e si decide di farlo su un prossimo provvedimento? Valutate voi qual è il provvedimento e avrete pieno sostegno da parte delle opposizioni, però non è possibile, non è pensabile e non è neanche giusto nei confronti di queste persone dire, in Parlamento o al Governo, una cosa diversa da quella che si dice nelle assemblee che si convocano sul territorio con loro e chiudere alla possibilità che possano essere assunte nei loro confronti veramente rappresenta un'ingiustizia molto grave.
Ora concludo con un ultimo passaggio, che ritengo molto importante. L'ultimo emendamento che abbiamo votato rappresenta una possibilità. Noi abbiamo accettato la riformulazione in questa chiave per evitare un danno per tutta la democrazia cioè il rischio della chiusura di Radio Radicale. Ora, Radio Radicale rappresenta - con uno slogan molto felice - “in una voce tutte le voci”. Ma è vero, nel senso che Radio Radicale è la possibilità non solo di seguire i nostri lavori, ma anche di seguire i lavori dei partiti, delle organizzazioni sociali. È una voce indispensabile per la nostra democrazia.
Leggo dal comitato di redazione di Radio Radicale che, per quello che è stato votato ieri in Commissione, loro rischiano, già a partire dal prossimo mese, di non poter pagare gli stipendi ai lavoratori e alle lavoratrici, perché il tagliare la convenzione da 8 a 4 milioni, come è stato fatto, rappresenta un rischio insostenibile per quanto riguarda la loro posizione.
Ora io mi rivolgo al Governo per dire - abbiamo sentito anche le parole della Presidente del Consiglio in conferenza stampa - che il fatto che nella manovra finanziaria, e poi nel Milleproroghe, non si sia trovata una soluzione per Radio Radicale e che si sia trovato solo all'ultimo istante un emendamento, che tra l'altro è tutto da verificare nella sua esecuzione, rischia veramente di rappresentare un danno gravissimo per la democrazia italiana. Quindi, io veramente penso che la responsabilità dei gruppi parlamentari, della Sottosegretaria Siracusano, che ringrazio, di tutti i gruppi… Noi avevamo un emendamento a prima firma della presidente Braga, sostenuto dalla collega Bonafe', firmato anche da me, che abbiamo accettato di riformulare solo nella logica di tenere accesa una speranza. Però, adesso chiediamo veramente che dal Governo arrivino parole chiare e nette, perché pensiamo che sia molto, molto rischioso il percorso ed esprimiamo, concludendo questo intervento, tutta la nostra solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori di Radio Radicale.
Voglio anche ringraziare tutti i funzionari che hanno lavorato in Commissione, perché ci sono state difficoltà, ci sono stati scontri, però, c'è stata anche una grande professionalità che ci ha consentito, anche in condizioni così difficili, comunque di onorare il nostro impegno.